Category: Rassegna Stampa
28 gennaio 2014,
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1997.06_villa_nella_campagnVILLA NELLA CAMPAGNA VICENTINA
da COSTRUIRE IN LATERIZIO del giugno 1997
di Barbara Belloni


Quando un intervento di ristrutturazione può rendere più vive la memoria storica di un luogo e la specificità del paesaggio che lo caratterizza.

Impianto colonico situato nella campanga vicentina, questa casa costituisce uno dei numerosi esempi di architettura rurale presenti nel territorio.
E’ possibile immaginare per un attimo lo sfondo di questo compleso insediativo: una trama fitta ed ordinata di percorsi agricoli e rogge, costeggiati da filari di platani, che per secoli ha costituito un efficiente sistema di connessione tra le cascine.

La crisi dell’economia agricola e la necessità di una mobilità diffusa sul territorio, con la costruzione di veloci vie di traffico, hanno spesso rotto questo sottile equilibrio di rapporti, portando all’isolamento dei complessi colonici e ad un loro progressivo abbandono, fino all’inevitabile degrado.

Prima dell’intervento di recupero il complesso insediativo era formato dalla casa padronale e dai volumi della stalla e del fienile.

Nonostante l’aspetto fatiscente ed il grado di compromissione della struttura portante e della copertura, si potevano apprezzare i principi costruttivi di un’architettura minore: quella rurale.

Un’architettura sobria, fatta di materiali umili, come il mattone ed il legno, che forse non può essere paragonata allo splendore delle ville palladiane disseminate nel medesimo paesaggio, ma espressione della cultura contadina e prima ancora delle sue necessità.

Il pregio dell’intervento di recupero, dell’architetto vicentino Mirko Amatori sta nell’aver saputo riportare alla luce la bellezza autentica del complesso rurale attraverso la riscoperta dell’armonia tra le sue parti e le proporzione degli elementi costruttivi di ciascuna di queste.

Un atteggiamento progettuale rispettoso del contesto paesaggistico e della specificità dei luoghi, svelata attraverso l’indagine delle regole costitutive.

L’immagine del complesso è quella di una costruzione tradizionale, perfettamente inserita nel paesaggio agrario, nonostante la necessità di soddisfare le esigenze della vita moderna.

Gli spazi della vita contadina sono stati reinterpretati con sensibilità dal progettista ed adattati alle esigenza residenziali odierne.

Così, la casa padronale, il primo elemento del complesso che si scorge varcando la soglia del cancello d’ingresso, è stata ristrutturata e lascia intravvedere il corpo del fienile divenuto l’alloggio del custode.

Questo costituisce l’elemento di mediazione tra la casa stessa, rivolta verso la strada, e la grande “barchessa” ad uso stalla, orientata verso i campi, da cui sono state ricavate altre due abitazioni.

Il volume di queste ultime costituisce forse l’elemento che merita una maggiore attenzione per il modo nel quale vengono riproposti la grande struttura della copertura ed i pilastri di sostegno.

Significativo è il rigore con cui si riproduce il sistema costruttivo della copertura lignea, che ha la stessa pendenza di quella originale, lasciando a vista l’orditura minuta in legno e le nuove travi in ferro che poggiano sui pilastri in mattoni di sostegno del porticato.

Sotto il tradizionale tetto in legno trova ricovero il volume bianco delle abitazioni svincolato dai principi costruttivi della struttura che lo sovrasta, e quindi in evidente contrapposizione linguistica con essa.

Da una parte, la struttura a capanna, il contenitore, risulta essere un chiaro riferimento alla fisicità degli insediamenti rurali, sprigionando il fascino delle forme che il passato è in grado di svelare; dall’altra, l'”anima” dell’edificio, dal profilo sinuoso, costituisce l’espressione di un dialogo con le forme ed i materiali dell’architettura contemporanea.

La giusta opposizione delle due forme architettoniche trova nello spazio del porticato la sua espressione più viva.

Quest’ultimo, che nelle costruzioni rurali rappresentava il momento di soglia tra il focolare domestico e l’esterno, diviene spazio del confronto tra la sensazione di movimento generata dal volume delle abitazione e quella di staticità del sistema della copertura.

Un nuovo corpo di fabbrica destinato a garage fronteggia il volume delle abitazioni e dà forma ad una corte interna.

Questa si configura come uno spazio intimo che ricorda l’aia, un luogo rappresentativo dei momenti collettivi del lavoro e del riposo della società contadina: una piccola piazza dal disegno geometrico che riprende la misura dell’interasse dei pilastri del porticato e la ripropone nel passo della struttura portante dei garage, collocati sul lato opposto.

Nel nuovo volume, posto sull’altro lato della corte che ospita i garage, è stata invece progettata una struttura lignea che riproduce fedelmente le tradizionali capriate in legno poste a copertura dei fienili.

Ai garage, che si aprono sul lato esterno, si accede lasciando in questo modo completamente libera la corte interna.

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